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Articolo di Data Journalism

Ripariamoci dalle frane con la scienza e la conoscenza

Cosa avranno provato i nostri concittadini quando nel dicembre 2008, ritornando verso le proprie case, si sono imbattuti in un panorama irreale e catastrofico? Ebbene sì, la strada era crollata sotto i loro piedi. Proprio nella località San Sisto dei Valdesi del comune di San Vincenzo la Costa in provincia di Cosenza, una frana che colpiva la S.P. 94, importante via di comunicazione che collega il comune con le zone limitrofe e il capoluogo provinciale, isolava completamente gli abitanti.  Il problema delle frane e del dissesto idrogeologico riguarda non solo la Calabria ma tutta l’Italia, uno dei paesi europei maggiormente colpito, con 620.808 frane che interessano un’area di 23.700 km2, pari al 7,9% del territorio nazionale causando vittime, evacuazioni, danni permanenti a edifici, beni culturali, a infrastrutture lineari di comunicazione primarie. Le frane reali in Calabria sono superiori a quelle stimate, perché si considerano solo nei centri abitati e per la rete stradale e ferroviaria. “La pericolosità da frana rappresenta la probabilità di occorrenza di un fenomeno potenzialmente distruttivo, di una determinata intensità in un dato periodo e in una data area (Varnes,1984)” dovuta principalmente alla mancanza di censimenti su tutte le frane verificatesi, il che impedisce di prevedere “il tempo di ricorrenza delle frane” tenendo conto che i fenomeni si riattivano a scadenze di centinaia di anni o addirittura secoli. Le frane riguardano anche l’ambiente costiero, il mare, infatti, con le sue correnti, il moto ondoso, le maree, modifica continuamente i litorali, con assestamenti diversi delle rive e con superfici emerse e sommerse. Le autorità di Bacino, le Regioni e Province, hanno stilato una mappatura rispetto alla pericolosità delle frane. Nelle aree classificate a “pericolosità da frana molto elevata” è obbligatorio demolire senza ricostruire, compiendo interventi strettamente necessari a ridurre la vulnerabilità degli edifici e migliorare la tutela della pubblica incolumità. Nelle zone con pericolosità di frane elevate è consentito anche “l’ampliamento di edifici esistenti per l'adeguamento igienico-sanitario e in quelle da frana media gli interventi sono previsti dagli strumenti di pianificazione territoriale e urbanistica”. Bisogna effettuare uno studio geomorfologico della zona, delle condizioni di dissesto e delle compatibilità urbanistiche. L’intervento contro le frane comporta elevati rischi per l’operatore, ma ultimamente in Italia si è sperimentato che con il robot Roboclimber si possono rafforzare scarpate senza rischi per l’uomo. La superficie complessiva in Italia (Rapporto ISPRA 2018) tra le aree a pericolosità da frana e di attenzione (non classificate) è pari a 59.981 km2 (19,9%) del territorio nazionale; la superficie a pericolosità da frana molto elevata è pari a 9.153 km2(3%), elevata 16.257 km2 (5,4%), media  13.836 km2 (4,6%) e a pericolosità moderata a 13.953 km2 (4,6%) mentre le aree di attenzione sono 6.782 km2 (2,2%), in aumento rispetto al Rapporto ISPRA del 2015 ad eccezione delle aree di attenzione. Si è stimato anche la popolazione a rischio frana di danni alla persona, intersecando i dati forniti dall’ISTAT (2011) sul censimento e la pericolosità da frana nel PAI(Piano d’assetto Idrogeologico), pari a: 507.894 abitanti residenti in aree a pericolosità molto elevata P4; 774.076 abitanti in aree a pericolosità elevata P3; 1.685167 abitanti in aree a pericolosità media P2; 2.246.439 abitanti in aree a pericolosità moderata P1 (in crescita rispetto ai dati del 2015) e 475.887 nell’area di attenzione. La Calabria è una regione ad alto rischio frane anche per i cambiamenti climatici registratisi negli ultimi anni. Infatti, con il 6,1% rispetto al totale degli edifici regionali, è tra quelle con numero più elevato di edifici a rischio frane in aree a pericolosità P3 e P4; presenta anche il 12,3% dei beni culturali a rischio frane in aree di pericolosità P3 e P4, percentuale tra le più alte d’Italia (Fonte Rapporto ISPRA 2018). Consapevoli di tutto questo, com’ è possibile allora che siano dovuti trascorrere ben più di otto anni affinché i lavori di ripristino e messa in sicurezza della S.P. 94 potessero essere completati? Eppure, già nell’Accordo di Programma stipulato nel 2010 tra la Regione Calabria e il Ministero dell’Ambiente, la mitigazione del rischio di frana nel centro abitato del Comune di San Vincenzo La Costa era tra gli interventi urgenti programmati con un finanziamento di 1.500.000 euro. Solo nel gennaio 2015 è stata avviata, da parte dell’Ufficio del Commissario Straordinario Delegato per l’attuazione degli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico per la Calabria, la procedura negoziata per l’appalto dei lavori, aggiudicati il 17/02/16 alla ditta CO.GE.MA.LA. s.r.l. Attualmente le opere sembrano completate, ma i disagi che la popolazione ha sofferto per lunghi anni evidenziano eccessivi ritardi, causati da una macchina burocratica a volte farraginosa.